Confessioni di un commesso di telefonia (Buone Feste)

Tutti siamo stati, siamo e saremo consumatori.

Chi più chi meno, anche io.

Ma avete mai provato a mettervi dall’altra parte? A vedere le persone nei negozi con gli occhi del commesso?

Io, mio malgrado, faccio questo mestiere da anni.

In questi anni (sono già sette..) ho visto cambiare il mio lavoro, ed ho visto cambiare le persone. O meglio dovrei dire l’animale consumatore.

Già perché le persone quando entrano in un negozio non sono mica più persone. Diventano bestie. Affamate, senza logica, senza contegno. Anzi non diventano bestie, peggio, diventano umani.

Camminano. Alcuni veloci come gazzelle, altri invece barcollano come ubriachi senza meta.

Dimenticano l’educazione all’ingresso. Perché dai, voglio pensare che almeno fuori dal negozio, almeno alcuni, un minimo di educazione in più ce l’abbiano.

Non salutano. Quasi mai. E se tu li saluti, “Buongiorno!”, la loro risposta non arriva, o se arriva è qualcosa come “Mi serve…” o “senta un po’..

Io ci sento, ci sento benissimo, e sentirmi dire “senta un po’” mi fa incazzare tantissimo. Vorrei sentire un saluto ogni tanto, o un grazie, ma evidentemente pretendo troppo.

Non sanno cosa vogliono, spesso non ne hanno la più pallida idea. Tralasciando discorsi da minimalista incallito, in alcuni casi non hanno davvero bisogno di nulla. Vogliono solo perdere tempo, e farlo perdere a te.

Comprare, ma sopratutto rompere le palle, questo è il loro passatempo preferito. Comprano un prodotto, magari non da te, e poi passano la vita a chiedere a te, commesso sottopagato che sei li per vendere, di aiutarli a risolvere i loro problemi.

“Non riesco a caricare le foto su Facebook.”
“Non so perché ma quando faccio le foto mi si spegne”
“Come mai non riesco a navigare?”
“Voglio wazzaaaaaap!”

E non chiedono un aiuto in effetti. Pretendono una soluzione.
Da te.

Quante volte avrei voluto rispondere “non è un problema mio.
Ma ingoi e vai avanti, prima o poi finirà, ti ripeti.

10 ore al giorno, a volte di più. A Natale poi per un mese non fai vita. Ti svegli, te lo fai menare da mezza città per 12 ore, poi vai a casa mangi e dormi. E ripetere per 30 giorni. Buon Natale. Tutto legale, forse…

A 80 anni vogliono fare i giovani e si comprano lo smartphone.
Poi non sono in grado di fare niente e vengono a menarlo a te.
Perché nella loro testa tu sei il bottegaio che gli ha venduto questo arnese evidentemente fallato, se loro dall’alto della loro intelligenza non riescono ad usarlo.
E certo. Mi pagano per fare corsi di Android per la terza età, non lo sapevate?

Oppure lo comprano, lo usano dieci giorni. In quei dieci giorni fanno 23 ore di telefonate, 9000 sms, 40 giga di navigazione. E se lo infilano nel culo per quanto puoi dedurre dalla sporcizia che ci trovi sopra.

Poi te lo riportano indietro e ti dicono “Questo telefono fa schifo, fa delle brutte foto, le suonerie non mi piacciono…quindi ora me lo dovete cambiare!

E certo. Siamo qui apposta. Per ritirare telefoni usati che io nemmeno in vent’anni potrei ridurli così e darvene in cambio altri nuovi di zecca.
Quelli vecchi pensano che forse finiscano in un magico calderone che li fa tornare nuovi. Oppure credono che qualcun altro abbia intenzione di comprarli dopo il loro trattamento di bellezza.
Io che cazzo me ne dovrei fare del tuo telefono usato e zozzo??

E poi scambiano il commesso con un motore di ricerca.
Perché con i sei smartphone e dieci tablet che hanno in tasca, non sono capaci di usare internet per carpire le informazioni di cui necessitano.

Questo telefono quanta ram ha?”
“Quanti mm è largo?”
“Pesa più questo o quell’altro?”

Signò, non mi chiamo Google, e non ho due cazzo di bilance al posto dei palmi. Mi faccia il santo piacere e se il suo problema è sapere quale dei due telefoni vince per 3 grammi sull’altro, se ne vada a fare in culo a casa e si cerchi il peso su internet.

Ma non puoi rispondere così. Peccato.

Hai più di 150 modelli esposti, e secondo loro devi sapere a memoria ogni singola caratteristica. Persino il peso.

Ah, dimenticavo i migliori, quelli che devono comprare da un’altra parte, magari su internet, ma pretendono le spiegazioni da te.

Ti fanno cinquemila domande e poi nella maggior parte dei casi se ne vanno con un “ci penso” che credono sia credibile. Alcuni, i più sfacciati, te lo dicono proprio che devono ordinarlo su Amazon. E vaffanculo chiedilo ad Amazon allora quale è il telefono migliore per te.

E i burloni? Vogliamo parlarne? Quei pozzi di simpatia che credono di essere a Zelig.

Come paga? Contanti, bancomat, carta?”
“Contanti…saluti!” e poi si girano verso il compare di turno con faccia soddisfatta e risolino compiaciuto. E certo. Non l’aveva mai fatta nessuno questa battuta, sto morendo dal ridere. Tanto che ti taglierei la gola con il cutter.

Vabbè.

Sei a fine giornata, stanco morto. Hai iniziato alle 9:00.
Sono le 20:00. Non sai nemmeno se fuori c’è stato il sole o il diluvio. Perché vivi dentro questo bunker chiamato centro commerciale e non c’è nemmeno una finestra, l’aria marcia di un impianto di condizionamento che non vede manutenzione da anni. Le luci gialline e fastidiose dei neon.

Se li che ti reggi in piedi per miracolo. I piedi, gonfi come due zampogne.

Arriva lui, il pensionato delle 20:02, che dopo una giornata a fare un cazzo, nella sua vita fatta di non fare un cazzo, mantenuto con i soldi delle pensioni che le MIE tasse contribuiscono a pagare…senza nemmeno guardarti in faccia costui ha il coraggio di esclamare:

“Già che è li che non fa niente…”

In quel momento tu vorresti saltare il bancone, colpirlo con un calcio in faccia, facendogli partire la dentiera in uno schizzo di sangue. Mentre è ancora a terra prenderlo a calci nelle costole finché non chiede scusa. E quando lo fa, trascinarlo all’uscita e dargli un calcio in culo. “Non farti vedere mai più vecchio bastardo”.

Invece stringi i denti e rispondi “mi dica…”, per scoprire qualche minuto dopo che non voleva comprare niente. Era solo l’ennesimo rompicoglioni.

Buone feste a tutti.

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Pubblicato da

Daniele

Da quando ha visto per la prima volta Fight Club, è ossesionato dalla frase "Le cose che possiedi, alla fine ti possiedono." Saltuariamente si sollazza facendo fotografie! (Nel senso che gli piace fare le foto, non che si fotografa mentre fa dell'altro, intendiamoci..)

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