Confessioni di un commesso di telefonia (Buone Feste)

Tutti siamo stati, siamo e saremo consumatori.

Chi più chi meno, anche io.

Ma avete mai provato a mettervi dall’altra parte? A vedere le persone nei negozi con gli occhi del commesso?

Io, mio malgrado, faccio questo mestiere da anni.

In questi anni (sono già sette..) ho visto cambiare il mio lavoro, ed ho visto cambiare le persone. O meglio dovrei dire l’animale consumatore.

Già perché le persone quando entrano in un negozio non sono mica più persone. Diventano bestie. Affamate, senza logica, senza contegno. Anzi non diventano bestie, peggio, diventano umani.

Camminano. Alcuni veloci come gazzelle, altri invece barcollano come ubriachi senza meta.

Dimenticano l’educazione all’ingresso. Perché dai, voglio pensare che almeno fuori dal negozio, almeno alcuni, un minimo di educazione in più ce l’abbiano.

Non salutano. Quasi mai. E se tu li saluti, “Buongiorno!”, la loro risposta non arriva, o se arriva è qualcosa come “Mi serve…” o “senta un po’..

Io ci sento, ci sento benissimo, e sentirmi dire “senta un po’” mi fa incazzare tantissimo. Vorrei sentire un saluto ogni tanto, o un grazie, ma evidentemente pretendo troppo.

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This brings me …

This brings me to a broader point: in an age of personal technological revolution, we all need a more explicit philosophy for adopting tools. Without this clarity, we run the risk of drowning in a sea of distracting apps and shiny web sites.

My philosophy — to only adopt tools that solve a major pre-existing problem — has served me well.

E voi cosa ne pensate? Ha senso? Siete su Facebook, e se si, perché?

( Nathan Lunsford, “Why I never joined Facebook“, via Minimal Mac)